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Дворжак и Прокофьев в Милане

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На подиуме оркестра I Pomeriggi Musicali Станислав Кочановский, солирует скрипач Александр Каган.

Сразу заметно, когда дирижируют с радостью и знанием партитуры. Станислав Кочановский захватывает публику своей ослепительной улыбкой, как свидетельство того, что он делает свою работу с удовольствием.

Un lavoro meraviglioso, quello del direttore, che il 22 marzo si fa ancora più interessante, non essendo il cartellone unicamente sinfonico, ma a tratti quasi cameristico – a partire dalle due Serenate di Dvorak,op. 22 e op. 44: brani particolari, poco eseguiti e altrettanto poco conosciuti (a parte il bellissimo e malinconico Tempo di valse dell’op. 22, autentico baluardo del mondo mitteleuropeo dell’epoca). Pezzi complessi sia nella forma sia nella trama – fittissima – dalla quale traspare nitidamente il continuo riferimento all’universo slavo e alla sua tradizione – che il bravo Kochanovsky fa risaltare con il giusto garbo.

In mezzo a queste due chicche si racchiude però il vero cuore della serata, che prevede l’esecuzione del Concerto n. 2 per violino e orchestra op. 63 di Prokofiev – violino, Alexander Kagan. 

Sì, il cognome è proprio quello e il giovane solista non è solo figlio del celeberrimo Oleg – indimenticabile membro di quella Russia intessuta di “leggende”, quali Richter, Rostropovich, e tante altre – ma anche di Natalia Gutman, stella del violoncellismo mondiale. L’aspettativa, quindi, non può che essere alta e, prima del suo arrivo sul palco, c’è giusto il tempo di fantasticare sull’infanzia di questo ragazzo e sulla meravigliosa élite musicale nella quale è cresciuto.

La prima impressione è straniante: lascia perplessi il fatto che porti con sé la parte – che provvede a posizionare accuratamente sul leggio. In ogni caso, l’inizio è sicuro, come sicura risulta l’intera esecuzione, della quale non si può contestare alcunché. Bel suono, precisione tecnica e musicale che non lasciano il minimo dubbio all’ascoltatore sulle intenzioni interpretative. Anche il piglio è quello giusto: tutta la Russia che si può immaginare è rivelata appieno in quelle note – e qui, ancora una volta, chapeau a Kochanovsky per la guida dell’orchestra, che sostiene ottimamente il violinista.

Kagan emana sicurezza ed è infallibile – possedendo qualità invidiabili, costruite con un severo studio, ottimi insegnanti e una buona dose di tenacia. Manca però qualcosa: quella sfumatura che viene da dentro e che ha reso i suoi genitori universalmente famosi. Fare dei paragoni è ingiusto, ma anche inevitabile: non è sempre facile essere figli d’arte e, anche se il fatto può agevolare la carriera, la grandezza ineguagliata può, a volte, schiacciare. Confidiamo però, nel caso di Kagan, che il fascino – se non il genio – sia una qualità che si possa acquisire con gli anni.