Главная - Press - Un «trionfo lisztiano»

Un «trionfo lisztiano»

<< previous next >>
Non era certo la prima volta che Michele Campanella offriva al pubblico barese un saggio della sua straordinaria arte pianistica. Esponente di spicco della celebrata scuola di Vincenzo Vitale (peraltro "mentore" anche di numerosi concertisti e docenti baresi). Campanella ha legato i suol ritorni a Bari, spesso a programmi di particolare impostazione (rammentiamo, e fu quel che si può definire un «atto di coraggio», il recital nel quale presentò tutte le "variazioni" di Schumann!), ma la sua apparizione come solista con l'orchestra del Petruzzelli, ha offerto al pubblico l'occasione di apprezzate - о riapprezzare - due pagine listiane сруб almeno a Bari possono senz'altro definirsi di più che rara esecuzione. Il Concerto n.2 e soprattutto la Totentanz sono stati eseguiti molto raramente (non più di un palo di volte'), per cui risentirti e in una folgorante interpretazione come quella di Campanella, ha offerto al pubblico convenuto al teatro, un'occasione «da ricordare». Ai tempi (parliamo di mezzo secolo fa all'Incirca), in cui si era acceso un imprevedibile interesse per l'opera pianistica di Schubert. Vincenzo Vitale - in uno degli indimenticabili incontri che ebbi con lui nel suo studio a Morgellina - si lasciò a andare in proposito ad un commento deciso: «Sé, la  "fantaisie" di Schubert, chill' non 'e pianismo, 'о pianoforte 'e Liszt!». Ed a questo «credo» non hanno mai rinunciato i suoi discepoli, primo fra tutti, appunto, Campanella, che pur spaziando nell'intero repertorio pianistico, offre a Liszt il tramite ideale per imporsi una volta di più come geniale creatore musicale «tout court».
 
Campanella sa come centellinare romanticismo e lirismo, esaltando gli slanci brillanti al momento giusto, e soprattutto coglie l'Interiorità vibrante di momenti creativi cosi pulsanti. Lo struggente «crescendo» intimo che anima il «concerto» e gli spunti fra grottesco e selvaggio che punteggiano la Totentanz, trovano nel suo specchiato dominio detta tastiera e nella sua sincera commossa adesione allo spirito delle pagine, il tramite ideale per affascinare il pubblico e trascinarlo all'entusiasmo. Applausi calorosissimi ed un bis con un «momento musicale» di Schubert (che è stato anche oggetto, val la pena ricordario, anche di una rielaborazione di Liszt.
 
Val la pena dire subito die Campanella ha trovato nel giovane direttore Stanislav Коchanovskyil compagno ideale per ottenere esecuzioni superbe. L'orchestra ha giocato un ruolo essenziale per il pieno successo delle sue esecuzioni, e Kochanovsky l'ha guidata con oculata sensibilità, aderendo in pieno alla visione «Lisztiana» del solista.
 
Ma il giovane direttore russo ha poi avuto agio di imporsi definitivamente all'apprezzamento del pubblico, con una trascinante esecuzione della Sinfonia n.2 di Borodin. L'opera usualmente viene citata con la definizione di "epica", il che chiarisce il vero spirito della fascinosa pagina. E il giovane direttore russo ha chiaramente mostratodi saper cogliere perfettamente il vero spirito della possente creazione. Nulla di «folcloristico» quindi nella sua visione, ma una decisa intenzione attuata in maniera esemplare - di riandare alla fascinosa originalità avvincente dell'opera, "popolare" al, ma nel senso più nobile della definizione e quindi ricca di spunti brillanti, esuberanti, coloriti che Kochanovsky ha valorizzato in pieno, trascinando la straordinaria compagine orchestrale del teatro verso orizzonti espressivi di grande incisività. Successo calorosissimo.