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Iolanta in Maggio Musicale Fiorentino

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SEPOLTA dalla gloria di Eugenio Onegin e della Dama di Picche, Iolanta - l'ultima opera composta da Cajkovskij - è una gemma dai riflessi infiniti. Ne è convinto Stanislav Kochanovsky, sul podio dell'idillio drammatico tratto da una fiaba del danese Henrik Hertz, da stasera al 5 maggio all'Opera di Firenze, per il Maggio Musicale, che ospita l'allestimento "novecentesco" del Metropolitan di New York, regia di Mariusz Trelinski. "Alla fine della loro vita i compositori si sentono liberi. Si guardano indietro, osservano quanto hanno scritto e lo superano - spiega Kochanovsky - E' accaduto a Mozart con Il flauto Magico. A Wagner con Parsifal. E a Cajkovskij che qui cala la sua sensibilità melodica calata in una ricchissima tavolozza di sfumature orchestrali".
 
Iolanta fu composta in contemporanea a Schiaccianoci - che lei ha diretto a Firenze nello scorso inverno - come atto unico da rappresentare insieme al balletto. C'è qualcosa in comune tra le due pagine?
"L'essere due fiabe. Il senso di compassione nei confronti delle protagoniste. Ma Iolanta irruppe nel repertorio di Cajkovskij con nuove visioni che non furono subito capite: l'introduzione affidata ai fiati fu ad esempio stigmatizzata da Rimskij-Korsakov che si stupì del fatto che l'opera non si aprisse con più consueti violini. E poi ci sono le tonalità sempre sfuggenti, la centralità del duetto in cui Vaudemont svela alla fanciulla, cieca inconsapevole, la meraviglia del visibile. Fu la prima pagina che Cajkovskij compose perché climax a cui tende tutta la partitura".
 
La critica ha sottolineato quanto Iolanta sia debitrice alla musica francese, Massenet in primis. Non tanto per l'ambientazione in Provenza, quanto per certo simbolismo che riporta per esempio a Pelléas et Mélisande di Debussy.
"Non si capirà mai abbastanza quanto Cajkovskij non fu emblema esclusivo del sentimento russo. Nei suoi viaggi accolse influenze dalla musica tedesca e da quella italiana. La Francia qui è presente nell'orchestrazione e nei suoi colori, nella combinazione degli strumenti: Berlioz non è così distante, e c'è molto Maeterlick nel libretto del fratello Modest. E non dobbiamo dimenticare che quest'opera fu amatissima da Mahler: ovvio dunque che a Korsakov e agli altri compositori russi del Gruppo dei cinque - e alla loro idea nazionalista di musica - Iolanta non piacesse. Ma Cajkovskij non si lasciò certo intimidire: a proposito dell'insuccesso di Carmen, si schierò a favore di Bizet, definendo l'opera un capolavoro che solo col tempo sarebbe stato capito. Ebbe ragione".
 
La cecità della protagonista, il suo ritornare alla vista?
"Dietro l'happy end si cela un messaggio diverso che l'increspa: da cieca, Iolanta vede davvero. Oltre le
 cose. Questo cercherà di spiegare la mia lettura dell'opera".
 
Il lavoro con l'orchestra del Maggio?
"Non è stato semplice: quest'opera mancava dal loro repertorio, e quindi siamo partiti da zero. Ho spiegato passaggio per passaggio quello che avviene in scena, visto che i professori non conoscono il russo. Ma la loro apertura e prontezza li ha fatti subito calare dentro a questo capolavoro, e sono molto soddisfatto ".
 
La Repubblica by Fulvio Paloscia